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lunedì 22 marzo 2010

La storia tra Assia e Ted: nuove rivelazioni

 .
Tradito e disperato, il marito della Wevill tento' il suicidio con una dose eccessiva di sonniferi, ma sopravvisse. Assia gli fece visita e - mentre era semi incosciente su una barella- gli confido' che Hughes l'aveva violentata ... 
David Wewil appena si riprese scrisse ad Hughes :"Se ti avvicini a mia moglie di nuovo, ti ammazzo ."

Nel 1989, Hughes pubblioco' una mezza dozzina di poesie dedicate ad Assia, che erano rimaste nascose tra le 240 poesie in New Selected Poems.

"Quando la sua tomba ha aperto la sua bocca brutta
Perché non basta volare, 
Perché non basta inginocchiarsi sul bordo della tomba 
per essere identificati
accusati e condannati?"

In "L'errore". In "The Descent", ha scritto: "...

"le proprie mani, più forte del suo grido soffocato, 
hanno preso la figlia da lei. 
Spogliata da te,
il vestito ho scorso 
Aggrappati al collo, il resto Sole 
tra te e il letto 
nel mondo sotterraneo ... "


Nel mentre Assia mette al mondo la piccola Shura, Ted intreccia numerose relazioni  amorose, prima con Brenda Hedden, un conoscente sposata che frequentava la loro casa, poi Carol Orchard, un'infermiera di vent'anni più giovane che egli avrebbe sposato nel 1970

Hughes era riluttante ad impegnarsi col il matrimonio o a mettere su casa con Assia; continuava a trattarla come un cameriera o al massimo una governante. La maggior parte degli amici di Hughes raccontano che Ted non disse mai nulla contro Shura, ma a detta della sorella Olwyn, non credeva affatto che la bambina fosse sua.

Dopo la morte di Hughes, numerose rivelazioni indicano che Ted era con Assia la notte del suicidio della Plath; nei giorni seguenti la tragica scomparsa, obbligo' la Wevill ad abortire.
Nel 1970 sposò l'ultima amante, Carol Orchard, ora la sua vedova.

 http://images.artnet.com/WebServices/picture.aspx?date=20051003&catalog=78374&gallery=110789&lot=00075&filetype=2
giovedì 18 marzo 2010

Sylvia Plath, Opere

   

 Sylvia Plath, scrittrice che oppose una posizione di duro rifiuto dell’oppressione maschile, e per questo simbolo delle battaglie femministe negli anni ’60, nacque a Boston nel 1932, da padre entomologo e madre casalinga.
La sua carriera scolastica fu ottima e brillante; scrisse con successo e conseguì molti premi, uno dei quali la condusse a New York, ospite di un’importante rivista del tempo, ma questa città, col suo ritmo di vita frenetico ed ossessionante, in fondo vuota, la sconvolse.
Tornata a casa non riuscì più a dormire, a mangiare, a scrivere. Andò da uno psichiatra che le praticò l’elettroshock, tentò il suicidio, fu salvata, entrò in manicomio.La psicoterapia e gli elettroshock le consentirono di abbandonare ben presto la clinica, e la sua vita riprese con l’università, i corsi di poesia, la tesi di laurea su Dostoewskij e l’amore per il poeta inglese Ted Hughues, che sposò dopo qualche tempo.
Per Sylvia, educata ai valori della società americana, il successo era fondamentale, ma la nuova condizione di moglie era un ricatto continuo alla sua attività di scrittrice.

Ted Hughes: il poeta laureato

 tedhughes.jpg ted_hughes_03.jpg

Ted Hughes è nato nel 1930 nello Yorkshire (terreno fertile per la poesia inglese di questo secolo: vi sono nati poeti come Harrison ed Armitage). L’infanzia di Hughes passò in questa regione piuttosto brulla e desolata. Si iscrisse all’Università di Cambridge (insoddisfatto dalle materie letterarie si dedicò allo studio dell’antropologia e all’archeologia). A Cambridge, come detto in precedenza, conobbe Sylvia Plath, la poetessa americana che divenne sua moglie, gli diede due figli e morì suicida nel 1963 a soli trentuno anni. Con lei visse qualche tempo negli Stati Uniti prima di tornare definitivamente in Inghilterra nel 1959. Nel frattempo era uscita la prima raccolta di versi di Hughes The Hawk in the Rain (1957). La sua attività di promotore culturale fu intensa. Partecipò, come detto nell’introduzione, alle riunioni del Group e comunque è sempre stato costantemente al centro, e in prima persona, del dibattito culturale.

Ted Hughes-Birthday Letters e altre poesie

 

Una data, l’11 febbraio 1963, che reca con sé il mistero di una scelta, il desiderio di un cammino-vettore che, forse, nessuno avrebbe potuto cambiarne verso, e direzione…

Verrà la fama. Fama per te, soprattuto.La fama è inevitabile. E quando arriverà
l’avrai pagata con la felicità,tuo marito e la vita”


E il soffio di uno spirito invocato da Ted sul quadrante dello ouija: sapeva, Sylvia, che i morti cantano le proprie litanie?

Segnali. Presagi

-Come il ricordo della zingara di Reims che, “respinta quasi prima che parlasse”, biascicò nella sua direzione – un dito alzato, occhi bile-livore quel “Vous crèverez bientôt” che Sylvia, intenta a scrivere cartoline, probabilmente ignorò, ma che ferì Hughes con il lampo di una maledizione che, per giorni, tentò di neutralizzare rimando vani “talismani di potere, in cynghanedd”.

Sylvia Plath: la scrittura-difesa di una bambina che voleva essere Dio

di Marina Di Pasquale
 
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Voleva fermare l’attimo e renderlo eterno, squarciare il cielo con la sua scrittura inzuppata di poesia e preparare il pranzo ad autori come Joyce e Virginia Woolf.
Sylvia Plath, la poetessa ebrea americana nata a Boston nel 1932 e morta suicida a Londra l’undici febbraio del 1963, cercava uno spazio sicuro dove rifugiarsi.
Un luogo sincero dove dichiarare il suo essere-nel-mondo senza sperimentare un continuo sentimento di nientificazione.
“Non ho consistenza, sono vuota, dietro gli occhi sento una caverna pietrificata, un abisso infernale […] non so chi sono né dove sto andando…” Le opere di Sylvia Plath, quelle che sono sopravvissute alla sua costante “castrazione artistica”, sono veramente poche se si pensa che per più di vent’anni, questa giovane americana dalle gambe lunghe e dai capelli biondo rossiccio, ha cercato di far coincidere la vita con la letteratura.
Vivere e scrivere, un binomio inscindibile e complicato. Difficile per una scrittrice che non riesce a catturare i suoi pensieri per capire “cosa chiedere alla vita”, sperando di trovare una formula per diventare “perfetta come Dio”.
Impossibile quando anche un semplice foglio bianco si trasforma in un nemico contro cui lottare.“Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita […] La scrittura è necessaria alla sopravvivenza del mio spocchioso equilibrio come il pane per il corpo […] Ho bisogno di scrivere e di esplorare le profonde miniere dell’esperienza e dell’immaginazione, far uscire le parole che esaminandosi, diranno tutto…”
Ogni volta che si trovava di fronte ad una pagina bianca Sylvia cercava di riempirla con un flusso anarchico di parole, “come se” quel foglio fosse un vuoto da colmare, uno spazio intimo su cui imprimere il tempo, le emozioni e i pensieri.

Frieda Hughes

http://static.guim.co.uk/Guardian/books/gallery/2008/may/29/poetry/hughesCUT02_fea14_3005mjbc-5817.jpg

Personali: Nata il 1 aprile 1960 a Londra, Inghilterra. Sposò l'artista ungherese Laszlo Lukacs nel 1996.

ISTRUZIONE: studiato alla scuola di St Martin's of Art, Londra, Inghilterra, dal 1985. Laureato nel 1988 con un BA (Hons).

CARRIERA: Poeta, autore, artista. Ha anche lavorato come cameriera, come impiegato per il collettore delle imposte e il ministero della Difesa, come responsabile vendite di una società di saluto di pubblicazione della carta e per una agenzia immobiliare.

Agente letterario: Ros Edwards e Helenka Fuglewicz,
Edwards Fuglewicz, 49 Great Ormond Street, Londra WC1N 3HZ
Tel.: 020-7405-6725. Fax: 020-7405-6726.
LIBRI PER BAMBINI:
1986: Come liberarsi di Edna (6 racconti per i bambini), pubblicato nel Regno Unito da Heinemann. Sbarazzarsi di zia Edna pubblicato dalla Harper and Row negli Stati Uniti da Illustrated Ed Levine. Pubblicato in edizione economica nel 1988 nel Regno Unito dalla Pan Books Ltd (Young edizione Piper.) Re-illustrato da Scoular Anderson.

Sylvia Plath, Opere

http://www.nytimes.com/books/98/03/01/home/plath.jpg

di Anna Ravano
Sylvia Plath, scrittrice che oppose una posizione di duro rifiuto dell’oppressione maschile, e per questo simbolo delle battaglie femministe negli anni ’60, nacque a Boston nel 1932, da padre entomologo e madre casalinga.
La sua carriera scolastica fu ottima e brillante; scrisse con successo e conseguì molti premi, uno dei quali la condusse a New York, ospite di un’importante rivista del tempo, ma questa città, col suo ritmo di vita frenetico ed ossessionante, in fondo vuota, la sconvolse.
Tornata a casa non riuscì più a dormire, a mangiare, a scrivere. Andò da uno psichiatra che le praticò l’elettroshock, tentò il suicidio, fu salvata, entrò in manicomio.La psicoterapia e gli elettroshock le consentirono di abbandonare ben presto la clinica, e la sua vita riprese con l’università, i corsi di poesia, la tesi di laurea su Dostoewskij e l’amore per il poeta inglese Ted Hughues, che sposò dopo qualche tempo.
Per Sylvia, educata ai valori della società americana, il successo era fondamentale, ma la nuova condizione di moglie era un ricatto continuo alla sua attività di scrittrice.
Inizialmente svolse in modo normale le mansioni di casalinga e di moglie, e la sua creatività non venne meno, anzi, intraprese con successo la strada della poesia, ma poi nacquero i figli e la sua vita cominciò a trascinarsi su un binario monotono, e la maternità, da gesto creativo, diventò fonte di frustrazione e causa di depressione; infine scoprì di essere diventata irrimediabilmente la moglie, con la consapevolezza che, dall’altra parte c’era l’amante, perché il suo Ted la tradiva. Sylvia si separò e portò i figli con sé, cominciando a vivere in ristrettezze economiche.

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